Blog 25 maggio 2026 5 min

La prima volta che ho notato il sessismo in tv

La sera in cui ho spiegato a papà perché quelle risate ad Affari Tuoi erano parte della rovina della nostra cultura

La prima volta che ho notato del sessismo in tv, non l’ho fatto apposta. Non voglio essere autoreferenziale, non mi interessa raccontare la mia storia, o la mia vita. Ma il processo che è iniziato in me sì quella sera sì, voglio raccontarlo, dal momento che, e adesso invece non voglio sembrare presuntuosa, quello vale la pena raccontarlo. Perché lo penso? Perché ci ho messo un sacco di tempo per accorgermi del sessismo, e sono arrivata alla conclusione che è arrivato il momento di spingere il piede sull’acceleratore, e riconoscerlo tutti insieme. Così da velocizzare un processo che va, nella maniera più assoluta, velocizzato.

Quindi, dicevo: la prima volta. Ero a casa dei miei, ora di cena. Come ogni sera, la tv era sintonizzata su Rai 1, dove un fresco di conduzione Stefano De Martino muoveva i suoi primi passi come presentatore di Affari Tuoi. La concorrente in gara era una splendida ragazza bionda, occhi chiari, un sorriso memorabile. Insomma, una giovane donna molto bella. Come di prassi nel programma, viene invitato accanto alla concorrente un suo caro, che in questo caso era il suo fidanzato. Per sciogliere il ghiaccio e familiarizzare con entrambi, De Martino chiede ai due come si erano conosciuti, e qui comincia lo sketch, chiamiamolo così, che mi fa saltare da sopra la sedia.

L’ho conosciuta perché ha inviato il curriculum per lavorare con noi, e io, casualmente, l’ho selezionata”, risponde il fidanzato di Sara, la concorrente, sottolineando giocosamente la parole ‘casualmente’. Il riferimento all’avvenenza della ragazza era così scontato, che né lui né nessun’altro lo mette in dubbio. Risate e applausi di fondo a sottolineare e rimarcare il gioco, gioco al quale sta pure lo stesso De Martino.

Che ridendo, allusivo, gli pone quindi la domanda retorica che tutti si aspettavano:
Quindi, qual è la prima cosa che più ti ha colpito di lei?
Beh, la foto”, risponde, ubbidiente al siparietto, il fidanzato di Sara.
Quindi hai pensato: questa qui, con questo curriculum, la devo selezionare”, rimarca ancora De Martino, a chiusura del momento giocoso che suscita ilarità, applausi, sorrisi.

Resto a bocca aperta. Sarò esagerata, ma resto a bocca aperta.
Fisso papà, e gli dico: “Ma ti rendi conto di che cosa abbiamo appena visto?”
E papà no, non se ne rendeva conto.
Gli spiego allora cosa mi aveva lasciata tanto inorridita: il messaggio che è arrivato in tutte le case d’Italia è che quella donna ha ottenuto il suo lavoro grazie al suo bell’aspetto, e non grazie alle sue competenze lavorative, alla sua professionalità, alla sua esperienza. E che questo non solo va bene, ma fa anche ridere il pubblico in studio, che applaude, divertito.

Quando, ormai infuriata, arrivo alla fine del mio acceso intervento, noto sul viso di mio padre, un uomo nato nel 1960, un’espressione un po’ meravigliata. Come quando cambi delle lenti difettose con un paio di occhiali che ti aprono a un mondo del tutto diverso. Più chiaro. Papà stava riconoscendo la mia posizione, e si diceva d’accordo con quello che dicevo. Ho sottolineato più volte gli stessi concetti per rinforzarli, ma alla fine sono riuscita a fargli capire il nocciolo della questione. Ma non è stato semplice, e non perché mio padre sia scemo, al contrario, è una persona molto perspicace, ma perché il concetto secondo il quale le donne possano ottenere qualcosa grazie alla loro bellezza, è stato incorniciato da risate, applausi, dal ritmo di un game show. Che lascia cadere la battuta lì, e va avanti col gioco.

Quel che resta, è sessismo.

Tornando a casa ci ho pensato tantissimo, e ho sentito forte l’urgenza di esprimermi su questa cosa qui. Pensavo che sì, papà aveva colto il nodo della questione, ma che aveva avuto bisogno di una spiegazione. Al termine della quale, comunque, pur essendo d’accordo con me, continuava a difendere il fidanzato della concorrente di Affari Tuoi, autore di quell’uscita così infelice. Perché “non voleva intendere quello che dici tu”.

Ora, io so che quel ragazzo non voleva intendere.
Ma lo ha fatto.

E perché lo ha fatto? Non voleva mica offendere quella che poi, dopo il colloquio di lavoro, è diventata la sua stessa compagna di vita? Ovviamente no.

Non ce l’ho con quel ragazzo, non ce l’ho con Stefano De Martino che ha rimarcato la cosa anziché far notare a tutti quanto sbagliato fosse quel messaggio che inconsapevolmente stavano lanciando. Ce l’ho con questa, appunto, inconsapevolezza, che è alla base di molti nostri (mi ci metto dentro anche io) comportamenti, modi di pensare, di parlare, di agire. Frange ancora molto resistenti di un meccanismo culturale che ci portiamo dietro da sempre, e che ora dovremmo imparare a disinnescare, per invertire l’ordine.

Allora aprii un canale TikTok, e pubblicai questo video:

@breaking_bias Ma le risate ad #affarituoi ? #rai #stefanodemartino #sessismo #lavoro #nonvabene #fyourpage #fyp #fypp #for #viral_video #viral #viraltiktok #greenscreenvideo #fy #fyppp #viralvideos #foru #goviral #neiperteee #andiamoneiperte #voliamoneiperte ♬ suono originale - breaking_bias
[](https://www.tiktok.com/@breaking_bias/video/7458996939502161174?_r=1&_t=ZN-96eqwy75UcY)

In poche ore, esplose, fino a totalizzato un totale di oltre 800mila visualizzazioni. Avevo bisogno di parlarne, di esprimermi su quella cosa che avevo visto in tv. Non lo avevo ancora previsto, ma era appena nato Breaking Bias.

Breaking Bias — Rita Sparano ← Torna al blog